La via delle arti marziali: gestione delle emozioni negative-vincere e perdere, concentrazione, obiettivi

LA GESTIONE DELLE EMOZIONI NEGATIVE

Non molto tempo fa, durante una competizione,  accadde che, per via di una tecnica messa a punto dall’avversario, un atleta della nostra squadra, nonostante stesse vincendo l’incontro, si irritò a tal punto da non riuscire più a gestire il combattimento. La conseguenza di questa sua cattiva gestione della rabbia fu la sconfitta.

Questa cosa accade ogni giorno nella nostra vita, quando ci facciamo accecare dalla rabbia o dal dolore, quando perdiamo di vista la razionalità delle cose ed agiamo senza la calma necessaria che potrebbe aiutarci a risolvere un problema.

Purtroppo questo dipende molto dal carattere della persona: non siamo tutti uguali e non reagiamo tutti allo stesso modo alle situazioni.

Sostiene bene, però, il detto “La calma è la virtù dei forti”, e la pratica delle arti marziali aiuta molto nella gestione delle proprie emozioni, esercitando la respirazione in maniera corretta e facendo si che l’allenamento fisico permetta al corpo di scaricare lo stress e la tensione accumulati durante la giornata, si impara a gestire bene le emozioni negative come la rabbia, la paura, l’ansia.

Prima di un combattimento, ad esempio, l’atleta può avvertire una sensazione mista di paura ed ansia; se da un lato tale sensazione è positiva in quanto mette tutto l’organismo in uno stato di allerta e attiva le sue capacità difensive, dall’altro lato se facciamo si che queste sensazioni prendano il sopravvento sul nostro inconscio, non riusciremo più a gestire la gara; se saremo noi, invece,  a dominare queste sensazioni e a prendere il sopravvento su di esse potremmo utilizzarle a nostro vantaggio.

A questo punto voglio esporre, seppur brevemente, la correlazione fra respirazione e stato emotivo. Pensate un momento a quando ricevete una brutta notizia, o alla sensazione che avvertite prima di un esame o un colloquio o anche, più banalmente prima di un appuntamento,  e prestate attenzione a come il respiro cambi, a come diventi più affannoso: ecco come lo stato mentale ha influenzato il comportamento del nostro organismo, e la respirazione è solo uno dei fattori più evidenti di questa correlazione tra mente e corpo. La buona notizia è che possiamo produrre l’effetto contrario, ovvero sfruttare la respirazione per placare il nostro stato d’animo.

Un esercizio che consiglio di fare  è quello di concentrarsi sulla respirazione addominale, inalando molto lentamente solo col naso per 5 o 6 secondi, senza gonfiare i la cassa toracica ma conducendo il respiro nel basso ventre, trattenendo poi il respiro per un paio di secondi prima di espellere l’aria dalla bocca,  sempre lentamente e per una durata di quattro, cinque secondi.

Questo esercizio, ripetuto una decina di volte, che può essere fatto da seduti, sdraiati o in piedi, se fatto correttamente riesce a ridurre momentaneamente stati d’animo negativi come ansia, rabbia o paura.

 

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VINCERE E PERDERE

Un vecchio detto sostiene: ”se cadi 10 volte, alzati 11”, questa la differenza tra una persona qualunque ed un combattente.

Nella vita non bisogna abbattersi mai, bisogna sempre essere in grado di rialzarsi quando si subisce una sconfitta, quando crediamo di non avere più la forza, quando stiamo stanchi di lottare, forse anche di vivere, è lì che dobbiamo cercare dentro di noi l’ energia che ci possa permettere di continuare, di rialzarci più forti.

La vera sconfitta è quella di aver smesso di tentare , di aver cessato di provarci… Non si perde quando  si tenta di realizzare qualcosa e non ci si riesce, ma si perde quando crediamo di non potercela fare più e ci arrendiamo.

Io sono convinto che ogni sconfitta porti con se un insegnamento, sta a noi poi saperlo cogliere, sfruttarlo per crescere, per continuare a divenire uomini migliori… Se riusciamo a ragionare in questa maniera scopriremo che una sconfitta, nel vero senso della parola, non esiste.

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CONFRONTARSI CON SE STESSI 

Una delle lezioni di vita che ho appreso con la pratica delle arti marziali è che per progredire, per ottenere dei risultati, devo sì fissarmi degli obiettivi, anche  prendendo come modello qualcuno che reputo migliore di me,  ma il confronto vero e proprio lo devo avere con me stesso ogni giorno e non solo con il modello che voglio raggiungere.

Nel corso di diversi anni mi è capitato spesso di vedere allievi cintura bianca iniziare il percorso con entusiasmo, ispirati magari dagli istruttori o da qualche cintura nera molto capace che eseguiva con destrezza le varie tecniche; spesso accade però che, man mano che gli allenamenti diventano duri, man mano che le lezioni passano, e nonostante i progressi si notino, spesso arrivino anche le prime frustrazioni. Questo perché l’allievo alle prime armi continua a guardare sempre e soltanto il suo punto di riferimento o gli altri compagni di allenamento più esperti e, confrontando le loro abilità alle sue vede la differenza che è causa del suo disagio. L’errore sta nel non saper guardare cosa è capace di fare lui stesso,  ad esempio, dopo due mesi di allenamento confrontandolo a cosa era capace di fare quando ha iniziato…

Ci siamo forse passati un po  tutti da questa storia vero?

Io ci sono passato, ma nel momento in cui compresi questo, iniziai a guardare la vita in modo diverso.

Sì, perché questa cosa capita a tanti di noi in parecchi ambiti nel corso della  nostra vita.

Spesso vogliamo ottenere qualcosa e guardiamo con invidia o nervosismo chi ha ottenuto quello che noi desideriamo, sprecando energia in modo negativo senza sapere se e quanto, chi ha ottenuto ciò che noi desideriamo tanto, abbia lavorato sodo più di quanto noi saremmo disposti a fare; non conosciamo quasi mai la storia degli altri, le loro sofferenze, i loro problemi, i loro desideri…

Guardiamo soltanto la parte della vita degli altri che ci è permesso vedere e la giudichiamo da ciò che percepiamo dall’esterno…

Secondo la mia opinione, si vive meglio quando ci si guarda dentro; quando voglio ottenere qualcosa e mi impegno in qualche modo per ottenerla, con fede e energia, senza stancarmi se al primo, secondo, ennesimo tentativo non riesco. Divento un uomo migliore se guardo a me stesso indietro nel tempo e noto che sto progredendo verso i miei obiettivi, se oggi ho fatto anche un solo passo in più rispetto a ieri, se oggi ho agito con più fede e meno paura, se oggi mi sono rialzato dopo che ieri ero caduto, se oggi in qualche modo sono cresciuto…

Ci vuole disciplina per ottenere dei risultati in qualcosa; dedizione e disciplina, questo è un altro importante insegnamento che si acquisisce nella pratica delle arti marziali: un’ abilità te la devi guadagnare mettendo tutto te stesso in quello che fai e dando a te stesso il giusto tempo per il raggiungimento del fine, non con uno stato d’animo colmo di avidità o frustrazione ma colmo di quella calma di chi sa che ha già raggiunto il suo obiettivo.

Gli altri siano fonte di ispirazione per noi e non di  invidia.

 

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CONCENTRAZIONE

Quando pratichi le arti marziali, affinché le tecniche siano eseguite nella maniera corretta, mente e corpo devono lavorare all’unisono; è necessario avere la massima concentrazione in quello che si sta facendo.

Ciò è vero quando ci si allena ma lo è ancor di più quando di fronte si ha un avversario, quando non possiamo permetterci di perdere la concentrazione, per nessun motivo.

La pratica delle arti marziali aiuta in questo in quanto proprio l’impostazione stessa dell’attività richiede all’atleta di riuscire a svuotare la mente da qualsiasi altro problema o distrazione, e concentrando l’attenzione su quello che ci si appresta a fare.

Durante una gara o un’ esibizione si deve avere la capacità di estraniare la mente dal pubblico, dai giudici, e anche, e sopratutto,  dall’esito stesso della gara, per far sì che non ci siano interferenze emotive che possano compromettere l’esito di quello che si sta facendo.

Avere una buona concentrazione è una capacità che si può acquisire nella vita cercando di controllare i nostri pensieri e di indirizzarli verso quello che vogliamo fare; le prime volte sarà difficile, perché tendiamo spesso a distrarci, sopratutto se ci troviamo in situazioni in cui qualcuno ci osserva o se nella nostra mente facciamo entrare in continuazione pensieri che non sono in linea con l’obiettivo che abbiamo davanti.

Ma se impariamo a saperci concentrare, a saper prestare la massima attenzione verso ciò che stiamo facendo, i benefici saranno tantissimi, in quanto ci renderemo conto che porteremo più velocemente a termine i nostri obiettivi e con minore margine di errore e questo farà del bene alla nostra stessa autostima.

Se riduciamo i fallimenti nelle piccole e grandi cose che facciamo nella vita, il nostro ego ne beneficerà, ecco perché ho voluto spendere un paragrafo per la concentrazione, perché può capitare che magari ci muoviamo anche verso gli obiettivi che vogliamo realizzare ma, non dedicando la giusta concentrazione ad essi finiamo col non raggiungerli, oppure, anche se li raggiungiamo non lo facciamo nella maniera giusta e questo provocherà frustrazione in noi, sentimento  per nulla benefico.

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OBIETTIVO DOPO OBIETTIVO

Troppi fallimenti consumano la nostra carica vitale, ecco perché spesso si consiglia, anche come esercizio, per chi vuole riprendersi da periodi non molto positivi, di fissare dei piccoli obiettivi e di portarli a termine dedicando massima concentrazione ad essi, così man mano che i risultati arrivano, possiamo spingerci sempre più verso obiettivi maggiori.

Anche questa cosa l’ho imparata con le arti marziali, ad esempio ho visto spesso atleti alle prime armi scoraggiarsi nel voler eseguire delle tecniche complesse e questo non deve accadere, e non accade se i progressi avvengono gradualmente, ovvero se si inizia dalle tecniche di base in modo tale che essendo più semplici, facciamo sì che anche l’atleta neofita potrà impararle, e vedendosi in grado di eseguire quell’ esercizio, acquisisce stima e fiducia nelle proprie capacità e ciò lo porterà ad affrontare il successivo obiettivo con una predisposizione alla riuscita molto alto.

 

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IL DITO E LA LUNA

Una storiella molto famosa fra i praticanti di arti marziali, anche perché riportata in alcuni film,  è quella del dito e della luna.

Si narra di un vecchio maestro che accostatosi ad un suo allievo non molto perspicace, li indicò la luna invitandolo a guardarla, ma l’allievo, invece, posò l’attenzione sul dito del maestro.

“Non guardare il dito” ammonì il maestro, “altrimenti perderai  la magnificenza del cielo“.

Nella pratica della arti marziali questo detto si applica al senso proprio delle tecniche eseguite, nel non soffermarsi sull’esteriorità delle stesse ma di andare oltre scoprendone dei significati più profondi.

Ho imparato che lo stesso principio vale per la vita, bisogna guardare sempre oltre l’apparenza di certe situazioni od avvenimenti che ci capitano, perché spesso servono per mostrarci qualcosa di più grande e di non immediata comprensione.

 

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