Un solo modo di amare – Quante volte si può amare nella vita?

Qualcuno una volta mi disse :  “Si può amare davvero solo una volta nella vita”. Non posso dire se avesse ragione o se sbagliasse, perché credo che ognuno di noi veda il mondo e la vita con occhi diversi. Ma di una cosa sono però certo, almeno per quello che riguarda la  mia vita: ho imparato che esiste un solo modo di amare e che l’Amore, quello vero, è la cosa più grande al mondo.  

CAPITOLO 1

  Non saprei dire se fu a causa del profumo dell’estate che aleggiava nell’aria quella notte e che aveva su di me un effetto quasi ipnotico, o se fu perché quella piacevole sensazione di solitudine e malinconia  in cui ero sprofondato aveva fatto sì che i miei pensieri – di solito privi di ogni forma di iniziativa- iniziassero a indurre dentro di me una strana, direi quasi ansiosa, voglia di fare le valige e partire… In fondo perché non avrei dovuto?  Era Luglio, le giornate erano stupende (forse anche troppo per i miei gusti) e avevo almeno una quindicina di giorni di ferie da dover sfruttare. Inoltre, l’ennesima donna era uscita dalla mia vita…  Quattro anni di convivenza buttati via, per cosa poi? Per sentirmi dire che la soffocavo o, meglio, che ero troppo presente nella sua vita..  Certe volte nella vita non sai mai come comportarti, e per colpa delle mie troppe attenzioni lei, dopo saggio consiglio di Roberta, quella vipera della sua migliore amica, decise che forse era meglio se ci prendessimo una pausa di riflessione. Aveva bisogno di capire se  mi amasse ancora, che direzione stesse prendendo il nostro rapporto e bla bla bla… le solite cose che si sentono nelle peggiori fiction televisive e che, in tutta sincerità, non mi va di ricordare. In poche parole quella notte del 16 Luglio del 2016 decisi che non avrei passato le mie ferie come un disperato, in città, pranzando e cenando a casa dei miei, come in un pessimo revival della mia adolescenza, né, peggio ancora, avrei voluto rovinare l’estate a qualche mio amico. Erano già tre anni che lavoravo in ufficio amministrazione di un grosso mobilificio nella mia città e, sebbene non fosse il lavoro per cui avevo studiato, mi piaceva molto quello che facevo, al punto che raramente spendevo tutte le ferie che mi spettavano e quindi quell’ estate ero arrivato ad accumularne un bel po’ tanto che fui quasi costretto a prendermi quindici giorni di seguito, cosa che proprio in quel periodo della mia vita avrei preferito evitare. Decisi pertanto che dovevo partire, dovevo fare un viaggio, ma  non un viaggio qualsiasi, doveva essere speciale, non per il luogo che tra l’altro non avevo neanche in mente, ma doveva essere speciale. Speciale perché avevo deciso che avrei dedicato del tempo per stare da solo con me stesso e pensare alla mia vita, sopratutto dal punto di vista affettivo, volevo capire se e dove avessi sbagliato anche quella volta e, perché no, forse avrei trovato in viaggio la mia anima gemella! Dentro di me mi domandavo anche se non fossi per caso un senza cuore  in quanto, appena uscito da una storia, che tra l’altro forse non era neanche finita del tutto (non fu molto chiara su questo, diciamo che mi lasciò in sospeso), già pensavo a cercare un’altra donna…  In realtà di quella storia di quattro anni che -almeno per me- si era appena conclusa,  non ne avevo capito nulla. Sara era una donna molto affascinante, così affascinante che nonostante fosse praticamente carente di attenzioni e di ogni sorta di affetto reale e tangibile nei miei confronti, sapeva come prendermi (in tutti i sensi) per trattenermi  lì con lei. Forse noi uomini a volte non ragioniamo con la testa, non so.. Fatto sta che dentro di me non ero neanche dispiaciuto che quella storia fosse finita, forse era quello che volevo ma che non avevo mai avuto il coraggio di prendere l’iniziativa, ed ora che, forse per intervento divino, era accaduto, me ne stavo lì sul mio balcone, a fumare la migliore sigaretta della giornata  e a fantasticare su quella che sarebbe stata la mia prossima lei, immaginando come sarebbe stato l’incontro, e pensavo che sarebbe potuto accadere proprio in questo viaggio che avevo deciso di fare, e ci pensavo con una tale intensità da sentire quasi come se lo vivessi in quel momento… Senza dubbio avevo una grande confusione nella mente, non sapevo se volessi partire per starmene davvero da solo a pensare, o se volessi farlo solamente per fare nuove conoscenze!  Dunque, bisognava per prima cosa programmare il viaggio. Scartai l’opzione dell’aereo: troppo veloce, mi avrebbe fatto raggiungere la meta in pochissimo tempo e mi sarei perso la bellezza del viaggio, nonché  l’opportunità di star solo a pensare alla mia vita, magari ispirato dalla bellezza dei paesaggi che avrei potuto vedere durante il tragitto stesso; in macchina non se ne parlava neppure…  dover stare attento alla strada mi avrebbe tolto la giusta concentrazione che avrei voluto dedicare ai miei pensieri. Insomma, per farla breve decisi che avrei preso un treno, sì un treno, così avrei avuto tutto il tempo di pensare guardando scorrere il paesaggio come fosse la mia stessa vita, e perché no, forse lì avrei anche fatto qualche bella e piacevole conoscenza. Erano le quattro di mattina e non avevo ancora deciso la meta, ma rientrai in casa, chiusi le finestre e mi preparai finalmente per andare a letto, fiero di aver scelto almeno il mezzo perfetto per questo mio viaggio. Il mattino dopo o meglio, poche ore dopo,  mi svegliai intorno le nove e mezzo, non mi alzai perché mi sentissi particolarmente sveglio, ma perché oltre ad essere completamente sudato (probabilmente fu una delle estati più calde a mia memoria), avevo stabilito che entro la mattinata  avrei dovuto decidere la meta del mio viaggio/fuga dalla realtà. Dicono che la notte porti consiglio, ma quella notte, forse perché  troppo breve, non mi portò un bel niente. Accesi il mio PC per mettere su un po di musica, mi lavai velocemente giusto per togliermi quella fastidiosa sensazione di sudore di dosso e mi preparai per uscire. Il sabato generalmente amavo far colazione al bar ma quella mattina vuoi perché erano già le dieci passate o  perché mi alzai con un leggero bruciore di stomaco, preferii saltare quella -quasi sacra – abitudine. Decisi di uscire a piedi, anche perché non avevo il coraggio di entrare in macchina visto che dovevano  esserci almeno 45 gradi all’interno dell’abitacolo, e poi l’agenzia in cui volevo andare era nel centro storico della città e  con la macchina non potevo raggiungerla quindi avrei dovuto parcheggiarla e fare comunque un bel pezzo di strada a piedi, col vincolo poi di doverla riprendere intorno alle dodici e mezzo con – non oso immaginare – non so quanti gradi all’interno…  Certo c’era l’aria condizionata in auto ma non ho mai amato utilizzarla, ho sempre avuto il timore che lo sbalzo tra il caldo ed il freddo mi potesse far ammalare…  Devo confessare che scelsi l’agenzia nel centro storico non perché fosse la migliore ma perché mi era sempre piaciuta la ragazza che ci lavorava dentro, una bellissima mora dagli occhi verdi di cui non sapevo il nome, e non mi ero mai preoccupato di scoprirlo, in fondo ero felicemente fidanzato (o almeno così credevo). Durante la passeggiata da casa mia in agenzia iniziai a fantasticare un assurdo scenario dove occhi verdi  porgendomi i biglietti mi diceva:  “E come mai parti solo?” ed io rispondevo con aria da tipico viveur anni 70 : “Sai, ho sempre amato viaggiare solo e fare poi amicizie sul posto ” e poi, sempre spavaldo aggiungevo: “… sono un tipo molto  espansivo ed amo l’avventura… ” E lei: “Uh che bello! Ti invidio sai? Io da sola non riuscirei a fare neanche  un weekend fuori casa; pensa che Lunedì andrò in ferie anche io per una settimana e non mi muoverò dalla città perché non saprei con chi partire” “Ma dai davvero? ma perché non si parte insieme allora?” ribattevo, sempre nel mio dialogo immaginario “Dici davvero? Anche se non ci conosciamo bene sarebbe una bellissima idea!” E vai con la stampa di altri due biglietti! Certo che ne avevo visti di film!  Sorridendo come un ebete compiaciuto dei suoi stessi, assurdi pensieri, passeggiavo per la città in direzione della mia agenzia viaggi.  Forse non avevo fatto bene il calcolo della distanza, in effetti era un bel po’ che non uscivo a piedi; così il tempo che mancava ancora al raggiungimento della meta lo lasciai alla completa mercé della mia mente che andava ormai a ruota libera nel partorire pensieri uno più assurdo dell’altro…  E se avessi fatto un biglietto di sola  andata? Nooo… Lasciare lavoro, amici, famiglia,  ragazza ( no quella non c’è l’avevo più in effetti ) mi sembrava fuori luogo, almeno in quel momento… E poi Lecce era una città stupenda, li ero nato ed in un certo senso mi ero anche realizzato professionalmente… No no, pensavo, avrei fatto il biglietto sia di andata che di ritorno, prendendomi giusto il tempo di staccare un po’ la spina, riflettere sulla mia vita  standomene solo senza nessuno, e giusto per non passare le ferie in un luogo che mi avrebbe soltanto ricordato il fallimento degli ultimi anni… Tra uno sguardo e l’altro a qualche candidata prossima fidanzata  che mi passava accanto (ammetto che  avevo la più totale incapacità di avere rapporti occasionali con l’altro sesso, ero un vergognoso romantico d’altri tempi e questo i miei amici me lo rimproveravano sempre, per me o  era una storia d’amore o niente… in verità io stesso mi rimproveravo questa cosa ), arrivai finalmente a destinazione.  Appena entrai in agenzia mi accorsi, con molto dispiacere,  che occhi verdi  era intenta a servire un altro cliente e così mi dovetti accontentare di essere servito da sua madre… Per un momento mi ritrovai a sperare anche che  non volesse partire lei con me… “Buongiorno, in cosa le posso essere utile?” “Vorrei uscire con sua figlia” avrei voluto dire, ma mi limitai a rispondere:   “Salve, dovrei fare un biglietto per un treno” “Perfetto, si accomodi che lo facciamo subito… per dove lo dobbiamo fare?” Bene, avrei voluto sprofondare in quel momento; avevo impiegato quasi trenta minuti da casa mia a piedi per raggiungere l’agenzia e non avevo pensato minimamente al luogo dove sarei voluto andare! Che idiota! “Ehm si, devo andare a… insomma si ho un meeting a Roma il prossimo Weekend e ne approfitto per stare li qualche giorno in più” dissi così di getto, quasi come un riflesso incondizionato dopo aver guardato quella maledetta foto del Colosseo che era appesa alla parete.  E meno male che era una foto del Colosseo e non di un igloo, altrimenti chissà dove sarei andato a finire.  “E quando dovrebbe partire?” aggiunse la signora non curante del mio meeting a Roma. “Lunedì, sì, vorrei partire Lunedì 18! Il rientro lo può fare per il Lunedì successivo…” “Se l’è preso il tempo per visitare Roma eh? È la prima volta che ci va? Ha parenti, amici, lì? Altrimenti rischia di annoiarsi fino al prossimo Weekend… Roma è bella, ma una settimana mi pare eccessiva…” “Ma non puoi farti i c… tuoi??” avrei voluto dire, ma anche in quella occasione mi limitai a rispondere molto educatamente, esibendo un sorriso più falso di una banconota da 7 euro:  “Si ho degli amici che mi aspettano, sarò loro ospite in effetti” e con quella mia frase fui praticamente costretto a dover cercare un’altra agenzia per prenotare un hotel o un b&b! “Ok perfetto allora!” Senza fare altre domande, fortunatamente, stampò i biglietti, me li porse, e fui finalmente libero di andarmene, non senza aver prima dato un’altra occhiata ad occhi verdi, ovviamente. Una volta uscito rimasi un paio di minuti davanti alla porta per fare mente locale e capire da che parte andare per raggiungere un’altra agenzia. Mi ricordai che avrebbe dovuto essercene una non molto lontano di lì, così mi incamminai maledicendo la scelta che avevo fatto! “Come diavolo mi è venuto in mente di dire Roma?” continuavo a ripetermi… inventarmi un meeting poi, e  tutto questo per la mia incapacità di essere onesto, innanzitutto con me stesso, vergognandomi di dover viaggiare da solo e  di cosa avrebbe potuto pensare di me la gente… Del fatto che non avessi amici, ad esempio che non fossi capace di avere una donna… che forse non avevo mai avuto davvero una donna, ecco… O che forse ero un sociopatico… o qualcosa del genere… E poi Roma… Se a Maggio era afosa, a Luglio era invivibile, tutti venivano in Puglia per l’estate a deliziarsi con il nostro incantevole mare, ed io l’unico idiota che dalla Puglia andava dove? A Roma!  A Roma, a Luglio e solo! Non avevo neanche ancora messo piede sul treno, che  già me ne stavo pentendo! In tutti i modi, raggiunsi velocemente l’altra agenzia dove per fortuna lavorava un uomo molto riservato che non batté ciglio quando gli chiesi di trovarmi un albergo nella capitale, abbastanza centrale, stanza singola e con affaccio sulla strada:  ho sempre amato quei balconi che si affacciano sulle piazze così piene di vita; la mia sigaretta fumata lì avrebbe avuto un sapore diverso, e poi amavo l’idea di rientrare in camera e una volta chiuse le finestre starmene solo con me stesso ed i miei pensieri,  ma con la consapevolezza che sarebbe bastato affacciarmi sul mio balcone per assaporare la vitalità della città ogni qualvolta ne avessi sentito la necessità. Mi costò un po’ di più del previsto il mio pernotto, ma in fondo che importava, già sarei dovuto stare da solo, mancava solo che mi prendessi un albergo in periferia e allora sì che sarebbe stata una settimana disastrosa! Pagai la mia prenotazione ed uscii. Ormai era fatta, dopo due giorni sarei partito! Non mi restava altro da fare che preparare le valigie, e prepararmi sopratutto a passare la domenica a casa dei miei con la speranza che non mi facessero troppe domande sulla mia vita! Il pomeriggio di quella domenica invece, ne avrei approfittato per andare a trovare Gigi, il mio amico fraterno… Gigi sapeva tutto di me così come io conoscevo ogni cosa di lui, ci conoscevamo dai tempi delle scuole medie, e praticamente eravamo cresciuti insieme: un po’ diversi di carattere ma praticamente fratelli inseparabili! Allora ero molto preoccupato per lui, aveva perso il lavoro da un paio di settimane, proprio nello stesso periodo in cui avevo perso  Sara ed io, in verità, non ero stato in grado di stargli vicino quanto avrei voluto data la mia estrema instabilità di quei giorni. Mi ero ripromesso, però, che al ritorno gli avrei dato una mano a cercare un nuovo lavoro, la situazione non era certo  buona per lui… con una famiglia da mantenere. Ad ogni modo, dopo essere stato a pranzo dai miei,  la domenica, andai a fargli visita come previsto. Fu una breve visita, giusto il tempo di un saluto veloce, anche perché non si respirava certo aria di festa a casa sua… Arrivato lì fu lui ad aprirmi. “Oh Gigi, sono le cinque di pomeriggio, di domenica  e stai già in pigiama?” esclamai con la mia solita aria ironica. “Ciao Steven, veramente è da ieri che ce l’ho addosso… Tu che mi dici? ”mi rispose andando verso il divano dove ci sedemmo entrambi per fare due chiacchiere… Capii che non tirava una buona aria, stava peggio di quanto pensassi, e non so per quale ragione non riuscii in quel momento a dire nulla per tirarlo su, forse perché anche io dentro non stessi granché bene, per quanto fossi bravo a nasconderlo..   “Che ti dico, Gigi… parto!  Lunedì me ne vado qualche giorno a Roma, così, giusto per non stare qui, lo sai che è un periodo un po’ negativo per me…” mi accorsi subito che avrei potuto evitare di parlare così… lui stava sicuramente soffrendo più di me! “A chi lo dici Sti’…io sto nella merda più totale se non trovo un altro lavoro…beato te che te ne vai per un po’ amico mio… potessi farlo io… ma ora non è cosa.. non so neanche se potrò portare mia figlia a mare questa estate… pensa un po’ tu…” “capisco Gigi…capisco…Laura dov’è?” chiesi della moglie per cercare di cambiare discorso… non so perché ma in quel momento non riuscivo ad aiutarlo, mi sentivo incapace. Giurai a me stesso, però, che appena rientrato  mi sarei attivato per dargli una mano. “È uscita, è andata da sua madre a prendere un caffè, ed approfitta per portare la bambina a fare due passi”. “Ok, me la saluti tu allora? Io domani parto, ma non preoccuparti, che già da Martedì prossimo, non appena torno, mi metto in moto per te, e vedrai che sistemeremo tutto”. “Ok Sti, grazie mille fratello… anche tu, mi raccomando, stai sereno e non pensare a quella stronza, te l’ho sempre detto che non ti meritava… vabbe’..comunque… lasciamo stare…mi auguro il meglio per te…” “Grazie Gigi, lo so avevi ragione… avevi ragione… comunque io vado eh…ci sentiamo…” Mi alzai dal divano, ci salutammo e andai via. Tornai subito a casa mia quella sera, pensando a lui,  a me, e a come fosse cambiata la nostra vita nel corso degli anni… Ricordai con nostalgia i tempi in cui le uniche nostre preoccupazioni erano le interrogazioni a scuola, o se fossimo abbastanza in tiro  il sabato sera per uscire…  Ricordai quella sera d’ estate tra il secondo ed il terzo superiore quando, seduti sui gradini di una chiesa, programmavamo il nostro futuro…  “Ce ne andremo in Brasile! Lì sono sempre allegri, c’è il sole e le donne sono fantastiche” diceva Gigi. “No Gigi no, Miami… a Miami dobbiamo andare… ma non vedi mai la TV? vidi un servizio su quella città è FA-VO-LO-SA, e lì si che ci sono le belle donne… altro che il Brasile!” Purtroppo a parte quello con la scuola non riuscimmo a fare nessun altro viaggio assieme. Come era diversa la vita allora… in quel momento pensai che se fossi potuto tornare indietro, se solo avessi avuto la possibilità di farlo… quante cose avrei cambiato.  

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